Il Castello dell’Aquila appartiene, e con grande dignità, a quell’insieme di rocche, palazzi fortificati, torri di avvistamento che hanno fatto della Lunigiana un territorio unico nel suo genere. Domina dall’alto di un colle il borgo medievale di Gragnola, abitato posto alla confluenza tra i torrenti Aulella e Lucido. Le origini dell’insediamento fortificato sul colle sono incerte, probabilmente da correlare al controllo sui transiti medievali che dal centro Europa raggiungevano Roma, incrociandosi in corrispondenza del nodo viario del borgo sottostante. Secondo alcuni storici Gragnola sarebbe Forum Clodi, località riportata nel più antico “atlante stradale europeo” che la storia ricordi, noto come Tabula Peutingeriana e risalente ai primi secoli dell’alto medioevo.

La prima struttura fortificata fu forse edificata da antichi nobili locali tra il IX e il X secolo, i Bianchi d’Erberia. Il castello e i suoi feudi passarono a Spinetta II il Grande nel periodo che coincise con la sua espansione in gran parte nella Lunigiana orientale, ovvero tra il 1327 e il 1352, data della sua morte.

Due sono le dinastie di marchesi che prendono il nome da Castel dell’Aquila, entrambe provenienti dal ramo malaspiniano di Fosdinovo: la prima ebbe origine da Galeotto di Fosdinovo nel XIV secolo, la seconda iniziò con Lazzaro, figlio di Antonio Alberico marchese di Fosdinovo, la cui discendenza si estinse nella prima metà del XVII secolo.

Tra le ultime modifiche rilevanti vi è la costruzione della cinta muraria esterna, tra i secoli XV°-XVI°, ad opera dei nuovi marchesi di Castel dell’Aquila per adeguare le ormai obsolete difese medievali inadeguate alle armi da fuoco. L'accesso al castello fu totalmente cambiato con l'aggiunta di una torretta rotonda e di un barbacane e altri accorgimenti difensivi. In pratica l'accesso al castello fu trasformato in un corridoio dal quale era quasi impossibile deviare. Il declino politico ed economico dei Malaspina portò all’abbandono del Castello.

È il Novecento però il secolo buio del Castel dell’Aquila, danneggiato dal terremoto del 1920 e da anni di incuria, abbandonato dopo che gli ultimi proprietari ne minarono la torre, allora pericolante, con la dinamite. Sono serviti due anni per liberarlo dalla sterpaglia, dieci per riportarlo alla sua originale imponenza, grazie ad un importante lavoro di restauro fatto eseguire con passione dall’attuale proprietà.

Durante i lavori sono stati compiuti studi che hanno permesso di comprendere le varie fasi di sviluppo dell'insediamento e le successive modifiche apportate nei secoli.

Ora il Castello dell’Aquila ci appare come una possente struttura monolitica che include il mastio di forma quadrilatera e altre tre torri d'angolo. la Torre di nord-ovest ospita una porta che era l’accesso al cortile interno prima delle modifiche rinascimentali. Nell'atrio, subito sulla destra, troviamo la cappella. Sul cortile interno, ancora parzialmente ornato a nord da merlature guelfe si affacciano tutti gli edifici abitativi. Fra questi merita di essere menzionato il grande salone, sul lato opposto dell'ingresso, con copertura a botte; il mastio che risale al XIII° secolo, almeno nella sua parte più vecchia e l’addizione cinquecentesca, ora parte residenziale della struttura. Il resto del castello può essere datato essenzialmente al secolo XIV, quando divenne sede di Marchesato e prese il titolo di Castel dell’Aquila.