Molte le Dame e Nobildonne che hanno vissuto al Castello dell’Aquila. Dalla Marchesa Cleria Malaspina a Madonna Aurante Orsini, cognata di Lorenzo il Magnifico, dalla Marchesa Fiammetta Soderini a molte altre, ricordate nei nomi delle stanze della torre ove si può soggiornare in ambienti raffinati carichi di fascino d’altri tempi.

Ma tra tante Dame al Castello ci fu per certo un Cavaliere… misterioso. Leggiamo qui la sua storia:

Durante le fasi di restauro del Castello dell’Aquila, sotto il pavimento di quella che doveva essere stata una vecchia porcilaia, gli operai dell’impresa edile impegnata nei lavori di scavo rinvennero casualmente, nel tardo pomeriggio del 19 febbraio 2004, dei frammenti ossei.

La mattina successiva, il 20 febbraio, l’antropologo Stefano Ricci (Università di Siena) riconosceva quei frammenti come appartenenti ad un uomo adulto di circa 35 anni: si trattava, infatti, di reperti di una sepoltura umana in tomba terragna. Informati il dott. Fabio Baroni del Comune di Fivizzano, la dott.ssa Paribeni della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Firenze ed i Carabinieri della stazione di Monzone in Lunigiana, il 25 febbraio 2004 l’antropologo Stefano Ricci (inviato dall’Università di Siena) e l’archeologa Rita Lanza (inviata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici) iniziarono i lavori di recupero, predisposti dalle autorità competenti, dei resti umani ritrovati nel castello.

Fin dalle prime operazioni di scavo, giunti al teschio, l’antropologo e l’archeologa rilevarono una strana frattura di alcuni denti superiori, netta ma avvenuta poco prima della morte dell’individuo. Alle ore 17:30 del 26 febbraio 2004, sotto la base del cranio, la terra restituiva alla luce un oggetto di ferro concrezionato ancora conficcato nella seconda vertebra cervicale… si trattava di una punta di freccia (questa la prima stima) tirata in bocca al malcapitato, che gli aveva provocato la frattura dei denti e, conficcandosi proprio nella seconda vertebra cervicale, la morte istantanea. Le radiografie dell’oggetto in ferro hanno poi permesso di accertare che si tratta di un dardo di balestra (verrettone) molto diffuso nel XIV secolo, dato storico confermato dalla datazione scientifica effettuata poche settimane dopo, con le analisi al Carbonio 14 (C-14) a cui erano stati sottoposti alcuni campioni dei resti ossei. Il referto del C-14 ha diagnosticato la morte intorno all’anno 1340. Le ossa sono state trasportate al laboratorio di Antropologia dell’Università di Siena, dove il reperto è stato ricomposto, analizzato ed è tuttora oggetto di studio; sono stati interpellati i massimi esperti del settore, dal prof. Francesco Mallegni, antropologo dell’Università di Pisa, all’equipe del prof. Vittorio Fineschi, Ordinario di Medicina legale dell’Università di Foggia; presso quest’ultima Università è stata realizzata una vera e propria autopsia virtuale. Incredibilmente sul verrettone si sono scoperte, ben conservate, esuvie di ditteri cadaverici (mosche), riconosciute dagli entomologi come mosche carnaie che si nutrono dei residui della decomposizione della carne. Ciò accrediterebbe l’ipotesi che l’uomo del Milletrecento sia stato ucciso e immediatamente sepolto, affinché il delitto non venisse scoperto. Gli studi antropologici hanno evidenziato che trattatasi quasi sicuramente di un Cavaliere, date la conformazione propria delle ossa degli arti. Numerosi sono stati i convegni che si sono svolti in Italia e all’estero avendo a soggetto il Cavaliere di Gragnola, a partire dal primo in ordine di tempo, svoltosi proprio presso Castel dell’Aquila il 30 maggio 2004, con l’intervento dei proff. Francesco Mallegni (Università di Pisa), Stefano Ricci (Università di Siena), Gaetano Pomara (Università di Foggia), di altri ricercatori e delle autorità locali.

Tutti i convegni che si sono svolti e gli studi che proseguono tuttora hanno dato risposte scientifiche molto attendibili sulla dinamica del delitto, sullo stato di salute del Cavaliere, sulla sua attività in vita, ma altrettanti interrogativi sono rimasti aperti: chi era quell’uomo? Perché è stato ucciso? Perché è stato sepolto all’interno di Castel dell’Aquila, proprio alla base dell’imponente torrione? Sul mistero stanno indagando ora gli storici. Il sepolcro di quello che ormai viene definito (anche nei siti web di numerose organizzazioni scientifiche e storiche) il Cavaliere di Gragnola è visitabile, previa prenotazione e-mail o contatto telefonico con il management del Castello dell’Aquila.